"In cammino", il giornalino della Parrocchia di Trezzo, in questi giorni in distribuzione nelle caselle di posta, annegato tra le pubblicità di ipermercati e bricocenter, riporta, come nello scorso mese di ottobre, in occasione della festa patronale, sia stato inaugurato un cippo commemorativo a ricordo dei 1700 anni dell'Editto di Costantino.
Non sarò mai abbastanza grato alla Comunità Pastorale di San Gaetano per avermi aiutato a ricordare che Flavio Valerio Aurelio Costantino fu probabilmente uno dei più grandi "bluff" della storia.
Chi non ricorda la leggenda secondo la quale, durante la guerra civile combattuta con Massenzio nel 312, all'imperatore sarebbe apparsa la croce sovrastata dalla scritta "In hoc signo vinces" che l'avrebbe avvicinato al cristianesimo.
Gli storici, primo tra tutti il cristianissimo Lattanzio, sono più propensi a pensare che se proprio croce ci fu, questa non apparve in cielo ma dipinta sugli scudi o sugli elmi dei soldati, per impedire ai combattenti delle due fazioni, vestiti con le stesse armature, di massacrare un compagno e non un avversario.
Anche intorno all'Editto di Milano, quello che oggi abbiamo "cippato" sotto la Torre del Castello di Trezzo, le ricostruzioni storiche discordano da quelle religiose.
La vulgata clericale riporta che l'Editto di Milano avrebbe liberalizzato la religione nell'impero romano, tale da farne una delle date fondamentali nella storia dell'Occidente.
Una più recente interpretazione delle fonti, ha portato alcuni storici ad affermare che quello che Costantino e Licinio firmarono a Milano nel 313, non si trattò di un vero e proprio editto, ma più che altro l'attuazione delle misure contenute nell'Editto di Galerio del 311, con il quale era stato definitivamente posto termine alle persecuzioni.
Ma certamente il documento più controverso attribuito all'Imperatore Romano è il "Lascito di Costantino", recante la data del 30 marzo 315.
Il documento sarà utilizzato dalla Chiesa nei secoli futuri per avvalorare i propri diritti sui possedimenti territoriali in Occidente e per legittimare le proprie mire di carattere temporale.
Già Dante Alighieri sollevò qualche perplessità circa la legalità del lascito (Inferno XIX, 115-117), ma fu nel 1440 che, l'umanista italiano Lorenzo Valla, dimostrò in modo inequivocabile come la donazione fosse un falso. Lo fece in un approfondito studio storico e linguistico del documento. Tuttavia l'opuscolo del Valla: "De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio" (Discorso sulla donazione di Costantino, altrettanto malamente falsificata che creduta autentica), poté essere pubblicato solo nel 1517 e in ambiente protestante, mentre la Chiesa cattolica difese ancora per secoli la tesi dell'originalità del documento. Nel 1559 lo scritto di Lorenzo Valla fu incluso nell'Indice dei Libri Proibiti in quanto pericoloso per la fede.
La commistione della Religione Cattolica con lo Sterco del Demonio è più solidale di quanto si pensi.
Parlando di danaro, circa il "cippo trezzese", sarebbe interessante chiedere alla Comunità Pastorale di San Gaetano a quanto ammonta il Patrocinio che l'Amministrazione Comunale ha messo a disposizione per l'opera.
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lunedì 31 marzo 2014
martedì 11 febbraio 2014
Croci, crociati e crocefissi
Non so bene, perché sto scrivendo questo post, è probabile che la vicinanza con la data di ricorrenza della giornata di commemorazione delle vittime delle Foibe e dell'esodo Giuliano-Dalmata, stia tirando fuori il peggio di me.
In questi giorni gira sui social network la foto di Norma Cossetto associata a quella di Carlo Giuliani. Al di là della stupida strumentalizzazione dell'immagine, la didascalia mette in evidenza come della prima si ricordi solo il martirio e l'oblio, del secondo il fatto che, nell'ottobre 2006 il gruppo di Rifondazione Comunista al Senato della Repubblica decise di intitolare a Carlo Giuliani la sede del proprio ufficio di presidenza.
Le semplificazioni non mi sono mai piaciute, quelle sulla pelle delle gente meno delle altre.
Qualcuno ieri sera mi ricordava che "la verità ci renderà liberi" (Giov. 8,32). Dobbiamo avere il coraggio della verità. E' il coraggio che mi porta a dire che non c'è nulla di eroico nel mettere a ferro e fuoco una città o attaccare le forze dell'ordine.
Carlo Giuliani è un delinquente, con tutte le attenuanti della sua giovane età e della sua distorta sete di giustizia, ma pur sempre un delinquente, morto nell'adempimento del suo credo.
Norma Cossetto è una martire, senza dubbio, ma anche in questo caso, per il coraggio della verità non posso dimenticare che Norma era apertamente fascista come il padre, Giuseppe Cossetto, dirigente locale del Partito Nazionale Fascista, segretario politico del Fascio locale, commissario governativo delle Casse Rurali e podestà di Visinada (Croazia).
Solo i più sprovveduti non sanno cos'è successo in Slovenia, Croazia e Dalmazia tra il 1941 e il 1943.
Solo i peggiori ipocriti fanno finta di non sapere dei genocidi perpetrati nei confronti della popolazione civile, delle decine di campi di sterminio italiani, dei 20.000 morti perpetrati dal Generale Mario Roatta e dall'esercito occupante fascista.
Migliaia i civili falciati dai plotoni di esecuzione italiani, dalla Slovenia alla "Provincia del Carnaro", dalla Dalmazia fino alle Bocche di Cattaro e Montenegro senza aver subito alcun processo, ma in seguito a semplici ordini di generali dell'esercito, di governatori o di federali e commissari fascisti. Italiani "brava gente", parenti diretti di quelli che all'inizio del secolo scorso "gasavano" i libici, i somali, gli eritrei e gli etiopi.
La violenza è inaccettabile, sempre e comunque, da qualsiasi parte venga, qualsiasi sia la "bandierina" appuntata sulla giacchetta.
Due settimane fa, suscitò un certo scalpore la partecipazione di Alessandro Di Battista alla trasmissione: "Le Invasioni Barbariche".
Ci furono strascichi e polemiche circa il credo fascista del padre di Di Battista, ma, ai più, è sfuggito il passato da catechista del deputato pentastellato e della sua lunga permanenza in sudamerica.
Quello che in America Latina è stato perpetrato sotto l'egida della croce è un orrore infinito che fa sembrare i regimi totalitari del secolo scorso una ragazzata.
Era una croce e la bandiera spagnola quella che Cristoforo Colombo piantò sulla terra americana come segno di conquista materiale e spirituale in nome della Spagna e della Chiesa Cattolica.
In meno di 400 anni, genocidi, malattie e fame sterminarono due terzi degli indios, milioni di persone e civiltà millenarie, tutto in nome del Vangelo e poco importa se oggi il "santo" Papa Francesco I - Jorge Mario Bergoglio arriva proprio da lì.
Qualora non l'avesse già fatto, invito Alessandro Di Battista, nel suo prossimo viaggio in America Latina a scendere dall'aereo e a chiedere umilmente scusa. Scusa per il suo credo violento e delinquente.
La guerra è merda, la sopraffazione di un uomo su un altro uomo è merda, sempre e comunque, qualunque motivazione, colore o religione abbia.
In questi giorni gira sui social network la foto di Norma Cossetto associata a quella di Carlo Giuliani. Al di là della stupida strumentalizzazione dell'immagine, la didascalia mette in evidenza come della prima si ricordi solo il martirio e l'oblio, del secondo il fatto che, nell'ottobre 2006 il gruppo di Rifondazione Comunista al Senato della Repubblica decise di intitolare a Carlo Giuliani la sede del proprio ufficio di presidenza.
Le semplificazioni non mi sono mai piaciute, quelle sulla pelle delle gente meno delle altre.
Qualcuno ieri sera mi ricordava che "la verità ci renderà liberi" (Giov. 8,32). Dobbiamo avere il coraggio della verità. E' il coraggio che mi porta a dire che non c'è nulla di eroico nel mettere a ferro e fuoco una città o attaccare le forze dell'ordine.
Carlo Giuliani è un delinquente, con tutte le attenuanti della sua giovane età e della sua distorta sete di giustizia, ma pur sempre un delinquente, morto nell'adempimento del suo credo.
Norma Cossetto è una martire, senza dubbio, ma anche in questo caso, per il coraggio della verità non posso dimenticare che Norma era apertamente fascista come il padre, Giuseppe Cossetto, dirigente locale del Partito Nazionale Fascista, segretario politico del Fascio locale, commissario governativo delle Casse Rurali e podestà di Visinada (Croazia).
Solo i più sprovveduti non sanno cos'è successo in Slovenia, Croazia e Dalmazia tra il 1941 e il 1943.
Solo i peggiori ipocriti fanno finta di non sapere dei genocidi perpetrati nei confronti della popolazione civile, delle decine di campi di sterminio italiani, dei 20.000 morti perpetrati dal Generale Mario Roatta e dall'esercito occupante fascista.
Migliaia i civili falciati dai plotoni di esecuzione italiani, dalla Slovenia alla "Provincia del Carnaro", dalla Dalmazia fino alle Bocche di Cattaro e Montenegro senza aver subito alcun processo, ma in seguito a semplici ordini di generali dell'esercito, di governatori o di federali e commissari fascisti. Italiani "brava gente", parenti diretti di quelli che all'inizio del secolo scorso "gasavano" i libici, i somali, gli eritrei e gli etiopi.
La violenza è inaccettabile, sempre e comunque, da qualsiasi parte venga, qualsiasi sia la "bandierina" appuntata sulla giacchetta.
Due settimane fa, suscitò un certo scalpore la partecipazione di Alessandro Di Battista alla trasmissione: "Le Invasioni Barbariche".
Ci furono strascichi e polemiche circa il credo fascista del padre di Di Battista, ma, ai più, è sfuggito il passato da catechista del deputato pentastellato e della sua lunga permanenza in sudamerica.
Quello che in America Latina è stato perpetrato sotto l'egida della croce è un orrore infinito che fa sembrare i regimi totalitari del secolo scorso una ragazzata.
Era una croce e la bandiera spagnola quella che Cristoforo Colombo piantò sulla terra americana come segno di conquista materiale e spirituale in nome della Spagna e della Chiesa Cattolica.
In meno di 400 anni, genocidi, malattie e fame sterminarono due terzi degli indios, milioni di persone e civiltà millenarie, tutto in nome del Vangelo e poco importa se oggi il "santo" Papa Francesco I - Jorge Mario Bergoglio arriva proprio da lì.
Qualora non l'avesse già fatto, invito Alessandro Di Battista, nel suo prossimo viaggio in America Latina a scendere dall'aereo e a chiedere umilmente scusa. Scusa per il suo credo violento e delinquente.
La guerra è merda, la sopraffazione di un uomo su un altro uomo è merda, sempre e comunque, qualunque motivazione, colore o religione abbia.
lunedì 8 luglio 2013
Lepanto!
Il “papa pellegrino” è stata una piacevole costante
degli ultimi 50 anni.
Cominciò Paolo VI, ma il recordman in questo senso fu
indiscutibilmente il Papa Polacco, coi 104 viaggi effettuati durante il suo
lunghissimo pontificato.
Oggi Papa Bergoglio effettua il suo primo, fuori dalla
Diocesi Romana, a Lampedusa, meta insolita, ma assolutamente in linea con il
personaggio e il suo credo.
Interessante notare l'imbarazzo dei superstiti della nomenclatura leghista in questa circostanza.
Nel 2009 Roberto Ollio Calderoli e Umberto Stanlio Bossi
sventolavano «la matrice della Lega, cristiana e cattolica». Erano gli anni in cui dal pratone di Pontida s'invocava a gran voce il bombardamento dei barconi dei saraceni extracomunitari.
Papa Bergoglio spariglia le fila dei nuovi crociati e nella Lega c'è già chi pensa di andare ad allentare i dadi con cui hanno imbullonato i crocefissi della scuola di Adro.
martedì 18 giugno 2013
Opus Gay
Tutto possiamo dire di papa Francesco, meno che gli
manchi il coraggio e quel pizzico di follia tipico del continente da cui
proviene.
Lunedì delle scorsa settimana, mentre nei notiziari
televisivi impazzavano i risultati elettorali, fra le catastrofiche percentuali
di affluenza e le debacle grillesche, s'è intrufolata una “notizietta” a dir
poco esplosiva: parlando con chierici sudamericani, papa Bergoglio ha rivelato
che in Vaticano “esiste una lobby gay”.
Papa Francesco, non ha detto che ci sono prelati dediti
ad amori omosessuali, ma ha parlato di “lobby”, ovvero un centro di potere, una
specie di omomassoneria.
Apriti cielo, o meglio
chiuditi!
Il TG uno ne ha parlato solo il mercoledì successivo,
tra le previsioni del tempo e le informazioni sul
traffico.
Gli altri telegiornali, non ne hanno fatto cenno. Anche
il portavoce vaticano ammette, ma non rilascia ulteriori dichiarazioni
sull’argomento.
Più realisti del re.
Questo papa bizzarro,
m'incuriosisce.
Lontano dai giochi di potere usa lo stesso fanciullesco
disincanto parlando di IOR, carrierismo ecclesiastico, corruzione nella curia o vizi e lussi della
nomenclatura.
Sbaglia però, chi pensa che Bergoglio sia uno
sprovveduto, in fondo resta sempre un gesuita: a 4 mesi dall'elezione non è
ancora andato a vivere nel Palazzo Apostolico
Vaticano.
Buono si, ma mica scemo!
Buono si, ma mica scemo!
lunedì 27 maggio 2013
Chiedetelo a noi!
Sembra che nei comuni
interessati alle amministrative di questo weekend , non si sia raggiunto
neanche il 50% di affluenza.
I cittadini hanno smacchiato
il "gattopardo", quello di Tomasi di Lampedusa.
Se almeno prima ci davano
l'impressione che cambiasse tutto per non cambiare nulla, adesso non cambia
davvero nulla, e allora è inutile perder tempo per andare a votare.
Degno di nota il referendum
consultivo, proposto a Bologna, a favore della scuola pubblica, laica senza
finanziamenti alle scuole paritarie e confessionali che, solo nel capoluogo
emiliano, cubano un milione di euro di danaro pubblico.
Interessante il risultato:
tra i cittadini votanti il 60% s'è espresso contro il finanziamento alle scuole
private.
Ancora più interessante è la
composizione degli schieramenti in gioco: da una parte il "grillino"
Rodotà e i comunisti di SEL dall'altra tutti gli altri, dai PD con e senza
elle, Prodi, Lega e le immancabili nomenclature ecclesiastiche.
Da una parte i cittadini,
dall'altra le caste arcobaleno.
Sarebbe interessante se un
referendum analogo fosse fatto anche Lombardia dove i finanziamenti alle scuole
confessionali è di quasi 280 milioni, proprio in questo periodo in cui non c'è
nessun canale televisivo che ci risparmia gli spottoni della chiesa cattolica con il martellante "Chiedilo a
loro".
Chiedetelo a noi, appunto! sabato 16 marzo 2013
Messico e nuvole
Del nuovo Papa mi hanno colpito le
scarpe.
Venerdì, nella prima udienza pubblica del Pontefice con
i giornalisti, ho notato il suo modo di incedere, accorto, quasi incerto che mal
s'addice ad un monarca assoluto.
Sotto la tonaca bianca s'intravedono i pantaloni, le
calze e le scarpe.
Rigorosamente neri, quelli di ogni buon parroco di
periferia.
Scarpe diverse da quelle rosse del "Diavolo veste Prada"
del suo predecessore.
Scarpe grosse, come quelle dei contadini, comode come
quelle dei pellegrini medioevali lungo la via
francigena.
Ricordano quelle di Fernandel nei film di don
Camillo.
Mi piacerebbe aprire una linea di credito a questo papa,
i problemi sul tappeto, per lui, sono tanti e tutti spinosi: nei prossimi mesi c'è il
pagamento dell'IMU.
Se il buongiorno si vede dal mattino, è anche vero che
una rondine non fa primavera.
Staremo a vedere.
venerdì 15 febbraio 2013
Sturmtruppen
Benedetto XVI sarà pure stanco morto, ma con le ultime forze rimaste, è riuscito a firmare il decreto di elezione del nuovo presidente dalla Banca Vaticana, il famigerato IOR.
Ettore Gotti Tedeschi che aveva retto lo IOR dal settembre 2009 fino allo scorso maggio era stato "defenestrato", ufficialmente, dal Vaticano a metà del 2012, "per non avere svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio".
La realtà, al solito è un po' più complessa di come l'untuoso Vaticano la vuol fare apparire e il licenziamento sembrava essere l'epilogo della guerra felpata, combattuta con il controverso Segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, sull'operazione di salvataggio dell'ospedale San Raffaele, il cambio della legge antiriciclaggio, considerata uno dei punti fermi per spezzare la continuità col passato della banca e le esplicite riserve ad avallare il ridimensionamento dell'Aif: l'Autorità di informazione finanziaria vaticana.
Successore del banchiere italiano è il connazionale papesco Ernst Von Freyberg.
Von Freyberg, 55 anni, è membro del Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri di Malta.
Avvocato d'affari con autorevoli esperienze nel settore della finanza.
Cattolico praticante organizzatore dei pellegrinaggi a Lourdes, il neopresidente dello Ior è anche il presidente dei cantieri navali Blohm Voss Group di Amburgo, che costruiscono anche navi da guerra.
Sollecitato da alcuni giornalisti, che sottolineano il presunto paradosso tra i due ruoli, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ribatte serafico: "Dire che costruisce navi da guerra o che è un guerrafondaio non mi sembra onesto. Dire che è incoerente con la "Pacem in Terris" non mi sembra corretto. E' presidente di un cantiere che costruisce navi in tutto il mondo, poi quello che si mette sulle navi non dipende da chi le fa"
La solita doppia morale cattolica: costruire armi non è peccato, dipende dall'uso che ne si fà
Ettore Gotti Tedeschi che aveva retto lo IOR dal settembre 2009 fino allo scorso maggio era stato "defenestrato", ufficialmente, dal Vaticano a metà del 2012, "per non avere svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio".
La realtà, al solito è un po' più complessa di come l'untuoso Vaticano la vuol fare apparire e il licenziamento sembrava essere l'epilogo della guerra felpata, combattuta con il controverso Segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, sull'operazione di salvataggio dell'ospedale San Raffaele, il cambio della legge antiriciclaggio, considerata uno dei punti fermi per spezzare la continuità col passato della banca e le esplicite riserve ad avallare il ridimensionamento dell'Aif: l'Autorità di informazione finanziaria vaticana.
Successore del banchiere italiano è il connazionale papesco Ernst Von Freyberg.
Von Freyberg, 55 anni, è membro del Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri di Malta.
Avvocato d'affari con autorevoli esperienze nel settore della finanza.
Cattolico praticante organizzatore dei pellegrinaggi a Lourdes, il neopresidente dello Ior è anche il presidente dei cantieri navali Blohm Voss Group di Amburgo, che costruiscono anche navi da guerra.
Sollecitato da alcuni giornalisti, che sottolineano il presunto paradosso tra i due ruoli, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ribatte serafico: "Dire che costruisce navi da guerra o che è un guerrafondaio non mi sembra onesto. Dire che è incoerente con la "Pacem in Terris" non mi sembra corretto. E' presidente di un cantiere che costruisce navi in tutto il mondo, poi quello che si mette sulle navi non dipende da chi le fa"
La solita doppia morale cattolica: costruire armi non è peccato, dipende dall'uso che ne si fà
giovedì 14 febbraio 2013
La vita da cane
Giuseppe Gioachino Belli è uno dei più celebri poeti ottocenteschi di dialetto romanesco.Mi sembra opportuno riportare, proprio in questi giorni in cui i media non smettono di parlare delle dimissioni del Papa, un suo sonetto, composto il 31 dicembre 1845, sulle insormontabili fatiche del Pontefice Romano.
Ah sse chiam'ozzio er suo, brutte marmotte?
Nun fa mai gnente er Papa, eh? nun fa gnente?
Accussì ve pijassi un accidente
Come lui se strapazza e giorn'e notte.
Chi parla co Dio padr'onnipotente?
Chi assorve tanti fiji de mignotte?
Chi manna in giro l'indurgenze a bótte?
Chi va in carrozza a binidì la gente?
Chi je li conta li quadrini sui?
Chi l'ajuta a creà li cardinali?
Le gabbelle, pe dio, nu le fa lui?
Sortanto la fatica da facchino
Da strappà tutto l'anno momoriali
E buttalli a pezzetti in ner cestino!
mercoledì 13 febbraio 2013
Libera nos a malo
Le dimissioni del Pastore Tedesco
continuano ad impazzare sulle pagine dei giornali e la politica nostrana si
"zerbina" a pelle d'orso.
"Libera chiesa in libero
stato" è un motto medievale ormai relegato ai banchi di scuola come
l'Alighieri e il Boccaccio.
La chiesa cattolica s'è coperta, in
questi due millenni, di crimini ignobili avvallando massacri di massa, dittature
criminali e genocidi in ogni angolo del mondo, per non parlare della massoneria
clericale dell'Opus Dei, delle inimmaginabili porcherie dello IOR o dei preti
pedofili.
I nostri politici alzheimerizzati,
non ricordano, non c'erano, al limite è accaduto a loro
insaputa.
In onore al motto evengelico in cui gli
ultimi sarebbero i primi, per mantenere lo status quo, continuano a far
capolino da sotto alle sacre tonache.
A questo mondo LORO vorrebbero continuare ad essere i primi, NOI,
neanche a dirlo, gli ultimi.
Almeno, fin che morte, non ci
separi...
lunedì 11 febbraio 2013
Bye bye...
Le dimissioni del Pastore Tedesco, al secolo Benedetto XVI, sono piombate come un fulmine a ciel sereno in questo periodo di convulsa campagna elettorale.
Per un giorno le schermaglie politiche son passate in secondo piano per dar voce solo alle dimissioni del papa cattolico.
Un evento storico particolarissimo, l'ultimo caso analogo risale al 1294, ma il contesto politico era un po' diverso.
L'Italia politica, Vaticanocentrica da sempre, non poteva ignorare cotanto sconcerto.
Divisi su tutto i politici italiani trovano l'unico punto di coesione nella difesa del cattolicesimo inteso più come superstizione che come fede.
Dimentichi del vecchio detto popolare che afferma che morto un papa se ne fa un'altro, da destra a sinistra si sono levate alte grida di dolore.
Probabilmente i nostri politici nostrani sono stati presi in contropiede dal fatto che questo papa non è morto, è solo stanco morto.
La stanchezza non è contemplata dai nostri governanti, è un concetto alieno ed incomprensibile, sarà per questo che sono sempre gli stessi da decenni.
Anche dall’estero si è fatto riferimento alla decisione di Benedetto XVI.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel non s'è espressa sull’ipotesi che il Pontefice possa ritornare nel proprio Paese d’origine.
Francois Hollande, dal canto suo, ha definito la decisione del Papa altamente rispettabile, la Republique saluta il papa, ma non farà altri commenti su qualcosa che appartiene innanzitutto alla Chiesa Cattolica.
I francesi il papa ad Avignone l'hanno avuto per sessant'anni e probabilmente ne sono ancora sconvolti.
Per un giorno le schermaglie politiche son passate in secondo piano per dar voce solo alle dimissioni del papa cattolico.
Un evento storico particolarissimo, l'ultimo caso analogo risale al 1294, ma il contesto politico era un po' diverso.
L'Italia politica, Vaticanocentrica da sempre, non poteva ignorare cotanto sconcerto.
Divisi su tutto i politici italiani trovano l'unico punto di coesione nella difesa del cattolicesimo inteso più come superstizione che come fede.
Dimentichi del vecchio detto popolare che afferma che morto un papa se ne fa un'altro, da destra a sinistra si sono levate alte grida di dolore.
Probabilmente i nostri politici nostrani sono stati presi in contropiede dal fatto che questo papa non è morto, è solo stanco morto.
La stanchezza non è contemplata dai nostri governanti, è un concetto alieno ed incomprensibile, sarà per questo che sono sempre gli stessi da decenni.
Anche dall’estero si è fatto riferimento alla decisione di Benedetto XVI.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel non s'è espressa sull’ipotesi che il Pontefice possa ritornare nel proprio Paese d’origine.
Francois Hollande, dal canto suo, ha definito la decisione del Papa altamente rispettabile, la Republique saluta il papa, ma non farà altri commenti su qualcosa che appartiene innanzitutto alla Chiesa Cattolica.
I francesi il papa ad Avignone l'hanno avuto per sessant'anni e probabilmente ne sono ancora sconvolti.
martedì 25 dicembre 2012
Buon Natale da Lerici!
Il 31 ottobre 1517, sul portone della Chiesa di Wittenberg, Lutero vi affisse le 95 tesi che diedero inizio alla riforma protestante.
La scorsa notte di Natale, 500 anni dopo, don Piero Corsi, parroco di San Terenzo, nel comune di Lerici (La Spezia), emulo del teologo tedesco, ha affisso un manifesto sul portone della sua chiesa.
La tesi esposta dal novello agostiniano è interessante: "Femminicidio? È colpa delle donne. Le donne vanno in giro con abiti succinti, servono cibi freddi, abbandonano i bimbi e esasperano le tensioni. Gli uomini non sono impazziti, sono le donne che provocano''.
Encomiabile la scelta di tempo e luogo. Se l'Italia è, infatti, il Paese con il maggior numero di femminicidi d’Europa e ha un altissimo numero di violenze consumate all’interno delle mura domestiche, adesso sappiamo il perché.
Non è la prima volta che il novello Savonarola, don Piero Corsi, usa la chiesa per le sue crociate: a inizio ottobre il ministro di Dio, aveva esposto, sempre nella bacheca della sua chiesa, le vignette anti-islamiche all'origine delle reazioni musulmane in tutto il mondo.
Qualche mese prima, don Corsi si era poi reso protagonista di un furibondo corpo a corpo con un clochard che chiedeva l'elemosina, con tanto di candeliere brandito in sacrestia contro l'intruso.
Buon Natale a tutti!
giovedì 11 ottobre 2012
Il buon ladrone
Le rapaci attenzioni per l'economia e la finanza dei nostri politici locali hanno fatto passare in secondo piano la bocciatura del Consiglio di Stato, relativamente al pagamento dell'IMU sugli enti non commerciali, primo tra tutti sulle proprietà della Chiesa Cattolica.
Per il Consiglio di Stato, il ministero dell'Economia, con il decreto sull'Imu per la Chiesa, è praticamente andato oltre i poteri regolamentari che gli erano conferiti espressamente dalla legge.
E' bene ricordare che l'obbligatorietà dell'imposta locale sui beni degli enti non commerciali ci è stata imposta dalla Comunità Europea, che vedendo nel regime di esenzione una distorsione della concorrenza, ha inviato una procedura di infrazione.
E' un classico italiano, appena cerchi di toccare i beni dello Stato Pontificio pronti si levano gli scudi dei difensor fidei.
Tra Roma e Gerusalemme la distanza è parecchia, forse è per questo che sul Golgota non si capisce bene chi dei tre crocefissi è il buon ladrone.
Per il Consiglio di Stato, il ministero dell'Economia, con il decreto sull'Imu per la Chiesa, è praticamente andato oltre i poteri regolamentari che gli erano conferiti espressamente dalla legge.
E' bene ricordare che l'obbligatorietà dell'imposta locale sui beni degli enti non commerciali ci è stata imposta dalla Comunità Europea, che vedendo nel regime di esenzione una distorsione della concorrenza, ha inviato una procedura di infrazione.
E' un classico italiano, appena cerchi di toccare i beni dello Stato Pontificio pronti si levano gli scudi dei difensor fidei.
Tra Roma e Gerusalemme la distanza è parecchia, forse è per questo che sul Golgota non si capisce bene chi dei tre crocefissi è il buon ladrone.
sabato 1 settembre 2012
Addio Carlo Maria Martini
Con Carlo Maria Martini se ne va anche un pezzetto dei ricordi della mia giovinezza.
L'ex arcivescovo, gesuita è stato un
esempio di quella chiesa aperta alle innovazioni del mondo moderno che oggi
sembra definitivamente estinta.
Fu lui per primo a cominciare il
dialogo con le maggiori confessioni non cristiane e ad istituire la Cattedra dei non credenti.
Martini espresse più volte una
posizione di apertura anche verso il riconoscimento delle coppie omosessuali,
criticando la posizione ufficiale espressa dalla Chiesa in merito alle unioni
gay che le condanna in maniera categorica.
E' morto com'è vissuto: fedele fino in
fondo alle cose in cui credeva.
Era nota da tempo, la sua posizione
sull'accanimento terapeutico, ne era così convinto che questa è la strada che ha
seguito.
Niente accanimento, dunque niente
sondino, niente peg o alimentazione forzata, anche se da quindici giorni non
poteva più deglutire per l'evoluzione terminale del morbo di Parkinson.
Non è un caso che queste posizioni
abbiano incontrato le maggiori resistenze e i peggiori veleni proprio
all'interno della fazione cattolica più intransigente culminata con la lettera riservata, del marzo 2011, di don Julián Carrón, attuale Presidente della
Fraternità di Comunione e Liberazione, a mons. Giuseppe Bertello, nell’ambito
delle consultazioni della Santa Sede che proponevano Angelo Scola quale
nuovo vescovo della diocesi di Milano.
Le esequie saranno celebrate proprio da
Angelo Scola, successivamente Carlo Maria Martini, sarà tumulato in Duomo sotto
il Crocifisso di san Carlo Borromeo.
Gli ultimi scherzi beffardi del
destino.
Dopo tanti anni, passerò in Duomo uno di questi
giorni...
lunedì 23 luglio 2012
Orto-dossi
Il legame tra la politica italica e
gerarchie ecclesiastiche ci contraddistingue fin dal medioevo.
Per i nostri politici, sostenere la
chiesa e sostenere lo stato, di fatto, è la stessa cosa.
Il motto di Cavour: "Libera chiesa
in libero stato" è un oscuro concetto, privo di senso logico.
Neanche il super governo dei tecnici si
sottrae a questa continua genuflessione.
Ieri, il primo incontro ufficiale, nel
corso della sua prima visita ufficiale in Russia, Mario Monti l'ha avuto con il
Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Cirillo I°, nel monastero Danilovski.
Così abituato a consumarsi la rotule
sugli inginocchiatoi nostrani il premier italiano non s'è fatto sfuggire
l'opportunità di farlo anche in trasferta.
Dopo le chiacchere di rito sulle cause
della crisi economica in Europa, il Patriarca ha evidenziato il
''significativo miglioramento'' delle relazioni della Chiesa Ortodossa
russa con la Chiesa Cattolica romana e l'opportunità che chiesa ortodossa russa,
in Italia, venga equiparata a quella delle altre organizzazioni religiose che
hanno rapporti con lo stato italiano anche alla luce dell'elevato numero di
immigrati provenienti dai paesi ortodossi e delle 55 parrocchie ortodosse oramai
aperte in tutto il paese. Nell'attuale prospera congiuntura economica come
potremmo farci mancare un altro concordatino
confessionale?
martedì 28 febbraio 2012
Libera nos a malo
Una della notizie più ghiotte dello scorso fine settimana riguardava il caso della chiesa di Santo Spirito in Campobasso, dove agli ignari fedeli sarebbero state propinate particole all'LSD con singolari effetti allucinogeni: alcune vecchie fedeli sballate avrebbero "visto" santi e madonne creando caos durante la funzione religiosa, altri fedeli in preda al delirio avrebbero cercato di picchiare il prete.
Scene esileranti per un vecchio mangiapreti come me! Molti giornali, tra cui “il Mattino“, “Libero” e “il Sole 24 ore“, descrivevano scene d'estasi, tra “crocifissi abbracciati”, “aggressioni al prelato”, “vino rubato” e altro ancora.
Peccato che che non esista alcuna chiesa di Santo Spirito nel capoluogo molisano e tutta la vicenda sia frutto di fantasia: l’ennesima bufala, sparsa sulla rete tramite una pagina Facebook, presa per autentica da quella "genia" di professionisti che chiamiamo "seri giornalisti".
I divulgatori di questo pesce d'aprile anzitempo sono gli stessi serissimi personaggi di cui leggiamo le notizie quotidianamente.
Affidabili quanto un'auto usata di quarta mano, pontificano e blaterano e sproloquiano con lo stesso piglio clericale.
Entrambe parlano di cose più grandi di loro, possiedono il vero e millantano miracoli.
Scene esileranti per un vecchio mangiapreti come me! Molti giornali, tra cui “il Mattino“, “Libero” e “il Sole 24 ore“, descrivevano scene d'estasi, tra “crocifissi abbracciati”, “aggressioni al prelato”, “vino rubato” e altro ancora.
Peccato che che non esista alcuna chiesa di Santo Spirito nel capoluogo molisano e tutta la vicenda sia frutto di fantasia: l’ennesima bufala, sparsa sulla rete tramite una pagina Facebook, presa per autentica da quella "genia" di professionisti che chiamiamo "seri giornalisti".
I divulgatori di questo pesce d'aprile anzitempo sono gli stessi serissimi personaggi di cui leggiamo le notizie quotidianamente.
Affidabili quanto un'auto usata di quarta mano, pontificano e blaterano e sproloquiano con lo stesso piglio clericale.
Entrambe parlano di cose più grandi di loro, possiedono il vero e millantano miracoli.
giovedì 23 febbraio 2012
Bened..IMU
Da più di una settimana, nella bozza di decreto fiscale allo studio del Consiglio dei Ministri, indiscrezioni parlavano dell'introduzione dell'IMU sulle proprietà immobiliari di proprietà della Chiesa Cattolica.
Sembra che l'inchiostro, con cui è stata scritta la bozza di questo provvedimento, si sia prodigiosamente liquefatto, come il sangue di San Gennaro.
Altro che Lourdes, questo si ch'è un vero miracolo per chi possiede più del 20% del patrimonio immobiliare italiano!
La politica nazionale s'accapiglia sulle cazzabubbole dell'articolo 18 ma resta stranamente silentemente appena si parla dei privilegi delle tonache e dei pastorali.
Per questa politica morente, tanti fiori ma nessuna opera di bene.
mercoledì 15 febbraio 2012
Il sol de "l'Avvenire"
Sui portoni delle chiese cattoliche in Italia sarebbe opportuno appendere gli stessi cartelli che troviamo sui tralicci dell'alta tensione: "CHI TOCCA MUORE" col teschietto e le tibie incrociate.
Al Celentano predicatore ho sempre preferito il cantante, ma il fatto che venga crocefisso da tutto l'arco costituzionale e fin anche dall'estrema sinistra, mi porta a ricredermi.
Personalmente non ho nulla contro la libertà di stampa, tuttavia mi danno parecchio fastidio i 6.175.000 euro di danaro nostro con cui viene foraggiato l'house organ della CEI oppure il 1.656.000 euro finiti nelle tasche di Famiglia Cristiana.
La Chiesa Cattolica, per secoli, ha bollato il danaro come "lo sterco del demonio", in realtà si riferiva al denaro degli altri.
sabato 24 settembre 2011
Deutschland über alles
La scorsa settimana, tra parlamentari gay omofobi che, in fuga dai magistrati, entrano in collisione con satelliti NASA, abbiamo quasi perso di vista la visita di Benedetto XVI in Germania e l'intervento al Bundestag.
Una prima storica. Mai al Parlamento tedesco aveva parlato un Pontefice romano.
Un nutrito gruppo di deputati socialdemocratici e verdi ha deciso di boicottare l’evento, considerando inappropriata la presenza del papa in Parlamento.
Esattamente come in Italia, nel 2002, quando i nostri politici, al gran completo e a camere riunite, accolsero entusiasticamente Wojtyla con le sue invocazioni di aiuto per la famiglia cattolica e le scuole private.
Per tacer dei successivi dodici ricoveri al Pronto Soccorso a cui si sono rivolti alcuni parlamentari "nostrani", di tutti gli schieramenti, con profonde escoriazioni alle mani dovute ai 21 applausi e all'ovazione finale riservata al Pontefice.
sabato 20 agosto 2011
Il bue e l'asino
Uno "scoppiettante" Angelo Bagnasco, presidente della CEI, intervistato a Madrid durante le Giornate Mondiali della Gioventù, si muove a tutto campo sui temi più stringenti della politica e dell'economia nazionale.
Sconfessando l'editoriale dell’Avvenire, il quotidiano dei vescovi, che invitava al governo di tagliare le missioni dei militari italiane, all’estero, Bagnasco ne chiede la proroga: «Le missioni militari non riguardano tanto i bilanci ma i diritti umani fondamentali non rispettati», altrimenti si rischia di dimenticare «le situazioni drammatiche che si vivono in altre parti del mondo».
Immancabile poi la difesa della famiglia che resta il punto che sta più a cuore da sempre alla Chiesa.
«La famiglia è stata in questa crisi una valvola di sicurezza enorme e sarebbe miope e dannoso non considerarla come un ganglio vitale - dice Bagnasco - Non perdiamo questo patrimonio, questo punto fermo. Se la famiglia non è al centro della politica la società non va da nessuna parte».
Ma l'esternazione migliore riguarda la fiscalità del paese: «Le cifre dell'evasione fiscale sono impressionanti. Come credenti e comunità cristiana dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perché anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte».
Incredibile l’invito moralizzatore al contribuente italiano viene proprio da quella chiesa che ha il record mondiale di esenzioni e privilegi fiscali.
Otto miliardi di euro sono il fiume di danaro che la chiesa cattolica estorce annualmente ai contribuenti italiani.
Sarebbe stato bello sentire dal presidente della Cei una disponibilità a rinunciare all’8 per mille o alle esenzioni su Ici e Ires per le attività commerciali o ad accollarsi i costi di quello scandalo che sono i docenti di religione nella scuola pubblica.
Invece al solito, è il bue che da' del cornuto all'asino...
Sconfessando l'editoriale dell’Avvenire, il quotidiano dei vescovi, che invitava al governo di tagliare le missioni dei militari italiane, all’estero, Bagnasco ne chiede la proroga: «Le missioni militari non riguardano tanto i bilanci ma i diritti umani fondamentali non rispettati», altrimenti si rischia di dimenticare «le situazioni drammatiche che si vivono in altre parti del mondo».
Immancabile poi la difesa della famiglia che resta il punto che sta più a cuore da sempre alla Chiesa.
«La famiglia è stata in questa crisi una valvola di sicurezza enorme e sarebbe miope e dannoso non considerarla come un ganglio vitale - dice Bagnasco - Non perdiamo questo patrimonio, questo punto fermo. Se la famiglia non è al centro della politica la società non va da nessuna parte».
Ma l'esternazione migliore riguarda la fiscalità del paese: «Le cifre dell'evasione fiscale sono impressionanti. Come credenti e comunità cristiana dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perché anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte».
Incredibile l’invito moralizzatore al contribuente italiano viene proprio da quella chiesa che ha il record mondiale di esenzioni e privilegi fiscali.
Otto miliardi di euro sono il fiume di danaro che la chiesa cattolica estorce annualmente ai contribuenti italiani.
Sarebbe stato bello sentire dal presidente della Cei una disponibilità a rinunciare all’8 per mille o alle esenzioni su Ici e Ires per le attività commerciali o ad accollarsi i costi di quello scandalo che sono i docenti di religione nella scuola pubblica.
Invece al solito, è il bue che da' del cornuto all'asino...
giovedì 18 agosto 2011
Delle mie tasse non un soldo al papa
Nella cattolicissima Spagna le polemiche montano relativamente alle Giornate Mondiali della Gioventù e alla visita di Benedetto XVI a Madrid. Cento associazioni manifestano per l'alto costo della manifestazione e le posizioni della Chiesa su temi sociali.
A scendere in piazza sono circa centoquaranta fra associazioni laiche e atee, liberi pensatori, sindacati e partiti di sinistra, collettivi omosessuali.
5.000 persone, coalizzate in un moto di protesta per i motivi più disparati: si va dalle critiche contro l'atteggiamento della chiesa nei confronti del mondo omosessuale, a quelli che chiedono una netta separazione tra Stato e Chiesa. Tutti, nessuno escluso, hanno da ridire sui costi di una manifestazione: "Delle mie tasse non un soldo al papa" è il motto degli "Indignados" spagnoli. Le Giornate della Gioventù, infatti, costeranno oltre 50 milioni di euro, escluse le spese riguardanti polizia e sicurezza, in un momento di gravissima crisi dell'economia mondiale.
Una goccia nel mare rispetto agli 8 miliardi che lo stato Vaticano "vampirizza" annualmente ai contribuenti italiani.
Ma nella cattolicissima Italia nessuno s'indigna, Gesù infatti disse: "Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio." (Luca 6,20)
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