Anche ieri abbiamo avuto modo di apprezzare il peso che l'Italia ha guadagnato a livello internazionale.
I tunisini non si prendono impegni sui rimpatri, ma soprattutto non c'è nessuna garanzia sulle partenze.
Mister B. è decisamente contrariato.
Che irriconoscenza questi nordafricani!
Dopo tutti i soldi spesi per pagare i giardinieri che mantengono la tomba di Bottino Craxi ad Hammamet.
La Lega limita i danni e mentre decide per il rilascio degli odiati permessi di soggiorno temporanei ai clandestini, lancia l'importantissima proposta di legge per la costituzione dell'esercito regionale.
Ma come avremmo mai fatto a non pensarci fino ad oggi?
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martedì 5 aprile 2011
domenica 20 febbraio 2011
La vendita delle indulgenze
Dal 1300 l'istituto della vendita dell indulgenze si è diffuso nella società occidentale. Un peccato può essere cancellato con un'oblazione in denaro per supportare le opere che stanno a cuore della Chiesa Cattolica.
Sarà per questo motivo che venerdì scorso, la cerimonia per la celebrazione dei Patti Lateranensi tra Italia e Santa Sede, vedeva volti distesi sia tra le gerarchie ecclesiastiche che tra gli esponenti delle istituzioni.
Incassato l'assegnino annuale da 8 miliardi, ricevute le rassicurazioni circa la non promulgazione della legge sul “fine vita” e l'adozione dei single, confermati i soldi alle scuole cattoliche e il crocefisso, un "concreto" Cardinal Bertone ha chiuso volentieri un occhio sui putan-tours del primo ministro.
Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano era ben soddisfatto dal pieno coinvolgimento che la Chiesa ha assicurato ai festeggiamenti del 17 marzo, con tanto di presenza del Papa.
La delegazione italiana oltre all'immarcescibile Gianni Letta comprendeva i ministri Papalino Alfano e Giulio Tremonti che, nel 1984, contribuì fattivamente a stilare il concordato con l'allora governo presieduto da Bottino Craxi.
Da allora Tremonti, premier in pectore, gode del massimo dei favori, dentro le mura vaticane e della massima libertà di saccheggiare le nostre tasche.
Sarà per questo motivo che venerdì scorso, la cerimonia per la celebrazione dei Patti Lateranensi tra Italia e Santa Sede, vedeva volti distesi sia tra le gerarchie ecclesiastiche che tra gli esponenti delle istituzioni.
Incassato l'assegnino annuale da 8 miliardi, ricevute le rassicurazioni circa la non promulgazione della legge sul “fine vita” e l'adozione dei single, confermati i soldi alle scuole cattoliche e il crocefisso, un "concreto" Cardinal Bertone ha chiuso volentieri un occhio sui putan-tours del primo ministro.
Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano era ben soddisfatto dal pieno coinvolgimento che la Chiesa ha assicurato ai festeggiamenti del 17 marzo, con tanto di presenza del Papa.
La delegazione italiana oltre all'immarcescibile Gianni Letta comprendeva i ministri Papalino Alfano e Giulio Tremonti che, nel 1984, contribuì fattivamente a stilare il concordato con l'allora governo presieduto da Bottino Craxi.
Da allora Tremonti, premier in pectore, gode del massimo dei favori, dentro le mura vaticane e della massima libertà di saccheggiare le nostre tasche.
lunedì 15 novembre 2010
Tutti in Gallera!
Sabato sera scorso ho visto Marco Travaglio in un teatro della provincia di Bergamo straboccante di persone.
Tre ore tirate di fatti di cronaca che ricostruiscono gli ultimi 30 anni di storia italiana da Bottino Craxi al Bunga Bunga.
C'è stato anche un accenno all'amico di Gallera, il bel Pennisi col suo pacchetto di sigarette truccato.
Aggiacciante!
Consigliato solo a chi ha tre ore di tempo, lo stomaco forte e la voglia di capire perchè siamo finiti così.
Mi scrive un'amica che da settembre è in India per motivi di lavoro:
"Perfino qui, giungono notizie del Bunga Bunga: e' molto imbarazzante essere italiani all'estero in questo momento - perfino i locali sembrano afferrare il significato del termine senza bisogno di speigazioni; forse e' onomatopeico.
...alcuni giornali esteri dicono che [Mr. B] si sta comprando la casa in Antigua per fare una fuga sullo stile del suo mentor, Bettino"
Tre ore tirate di fatti di cronaca che ricostruiscono gli ultimi 30 anni di storia italiana da Bottino Craxi al Bunga Bunga.
C'è stato anche un accenno all'amico di Gallera, il bel Pennisi col suo pacchetto di sigarette truccato.
Aggiacciante!
Consigliato solo a chi ha tre ore di tempo, lo stomaco forte e la voglia di capire perchè siamo finiti così.
Mi scrive un'amica che da settembre è in India per motivi di lavoro:
"Perfino qui, giungono notizie del Bunga Bunga: e' molto imbarazzante essere italiani all'estero in questo momento - perfino i locali sembrano afferrare il significato del termine senza bisogno di speigazioni; forse e' onomatopeico.
...alcuni giornali esteri dicono che [Mr. B] si sta comprando la casa in Antigua per fare una fuga sullo stile del suo mentor, Bettino"
domenica 14 febbraio 2010
Don Camillo
Basta!
Adesso basta davvero!
E non se ne può più!
La politica ha i suoi costi, mica possiamo continuare ad ignorarli ed andare avanti per sempre facendo finta di niente!
Insomma qui, a Milano, è almeno dai tempi di Marietto Chiesa (che il signoreiddio lo presenvi per sempre in buona salute), che "politico" è sinonimo di "ladro".
Ma, mi domando, si può ancora lavorare in questo modo?
Un povero assessore, presidente della commissione Urbanistica di Palazzo Marino, uno pulito fin nel nome: Camillo Milko, bianco e candido come latte del suo nome, raggirato, imbrogliato e inguaiato da un imprenditore senza scrupoli, sicuramente comunistoide e dai cosacchi della finanza.
Per quale motivo? Vabbè, è stato pescato in flagranza di reato, con una mazzetta in mano da 5.000 euro. E allora? Vi sembra un motivo sufficiente? Pensate, erano talmente pochi che gli stavano in un pacchetto di sigarette!
Questo è mobbing, o qualcosa di simile. Un'intollerabile violenza, insomma. Proviamo ad immedesimarci nel povero Camillo che si rende disponibile nei confronti di un infame poverocristo per oliare un pochino i meccanismi della burocrazia, trattato come il cattivo ladrone sul Calvario.
Maltrattato anche dai vecchi amici: «Chiaramente siamo tutti sotto choc per la vicenda - premette il capogruppo azzurro Giulio Gallera, compagno di Pennisi fin dagli anni della militanza nelle giovanili del PLI -, ma anche determinati a dimostrare che si è trattato di un caso isolato»
Anche il sindaco Moratti, la lady-di-ferro-de-noantri, non fa sconti e chiede le dimissioni del povero Camillo: «Ho piena fiducia nella magistratura - afferma il sindaco di Milano Letizia Moratti - mi auguro che il consigliere Pennisi possa chiarire al più presto la sua posizione di fronte alla giustizia»
Signora Moratti io invece mi auguro che il PGT possa essere approvato velocemente, altrimenti se vuole dedicare strade e vie agli illustri figli della metropoli, tutto l'attuale stradario, non basterà più.
Adesso basta davvero!
E non se ne può più!
La politica ha i suoi costi, mica possiamo continuare ad ignorarli ed andare avanti per sempre facendo finta di niente!
Insomma qui, a Milano, è almeno dai tempi di Marietto Chiesa (che il signoreiddio lo presenvi per sempre in buona salute), che "politico" è sinonimo di "ladro".
Ma, mi domando, si può ancora lavorare in questo modo?
Un povero assessore, presidente della commissione Urbanistica di Palazzo Marino, uno pulito fin nel nome: Camillo Milko, bianco e candido come latte del suo nome, raggirato, imbrogliato e inguaiato da un imprenditore senza scrupoli, sicuramente comunistoide e dai cosacchi della finanza.
Per quale motivo? Vabbè, è stato pescato in flagranza di reato, con una mazzetta in mano da 5.000 euro. E allora? Vi sembra un motivo sufficiente? Pensate, erano talmente pochi che gli stavano in un pacchetto di sigarette!
Questo è mobbing, o qualcosa di simile. Un'intollerabile violenza, insomma. Proviamo ad immedesimarci nel povero Camillo che si rende disponibile nei confronti di un infame poverocristo per oliare un pochino i meccanismi della burocrazia, trattato come il cattivo ladrone sul Calvario.
Maltrattato anche dai vecchi amici: «Chiaramente siamo tutti sotto choc per la vicenda - premette il capogruppo azzurro Giulio Gallera, compagno di Pennisi fin dagli anni della militanza nelle giovanili del PLI -, ma anche determinati a dimostrare che si è trattato di un caso isolato»
Anche il sindaco Moratti, la lady-di-ferro-de-noantri, non fa sconti e chiede le dimissioni del povero Camillo: «Ho piena fiducia nella magistratura - afferma il sindaco di Milano Letizia Moratti - mi auguro che il consigliere Pennisi possa chiarire al più presto la sua posizione di fronte alla giustizia»
Signora Moratti io invece mi auguro che il PGT possa essere approvato velocemente, altrimenti se vuole dedicare strade e vie agli illustri figli della metropoli, tutto l'attuale stradario, non basterà più.
sabato 6 febbraio 2010
...perchè è un bravo ragazzo...
Cosa stia dietro alla campagna diffamatoria contro Di Pietro è così palese che riuscirebbe a capirlo anche la casalinga di Voghera con un principio di Alzaimer.
Una prima tesi tenderebbe a provare che Di Pietro è stato pagato dalla CIA, in accordo con i servizi segreti deviati e con la Mafia per iguaiare "Bottino" Craxi. Il motivo del rancore americano nei confronti del più grande statista dell'Italia repubblicana nascerebbe nel 1985 con quella che lo contrappose al presidente americano "Ronnie" Regan, ricordata come la crisi di Sigonella.
Il risentimento americano s'incarnò, qualche anno dopo, in Antonio Di Pietro e nella stagione di Tangentopoli.
Riabilitare Craxi riabilita tutto quello che ha fatto e conseguentemente anche il caro amico Berlusconi.
Una seconda tesi, più strisciante, è quella secondo la quale tutta la politica è sporca e compromessa. Di Pietro a cena con Contrada è deviato e mafioso quanto lui, o forse di più.
E' necessario, in buona sostanza, far passare il concetto che non esiste polita pulita, disinteressata e al servizio della cosa pubblica.
Se anche Di Pietro è sporco allora son giustificati anche i farabutti al potere.
Una prima tesi tenderebbe a provare che Di Pietro è stato pagato dalla CIA, in accordo con i servizi segreti deviati e con la Mafia per iguaiare "Bottino" Craxi. Il motivo del rancore americano nei confronti del più grande statista dell'Italia repubblicana nascerebbe nel 1985 con quella che lo contrappose al presidente americano "Ronnie" Regan, ricordata come la crisi di Sigonella.
Il risentimento americano s'incarnò, qualche anno dopo, in Antonio Di Pietro e nella stagione di Tangentopoli.
Riabilitare Craxi riabilita tutto quello che ha fatto e conseguentemente anche il caro amico Berlusconi.
Una seconda tesi, più strisciante, è quella secondo la quale tutta la politica è sporca e compromessa. Di Pietro a cena con Contrada è deviato e mafioso quanto lui, o forse di più.
E' necessario, in buona sostanza, far passare il concetto che non esiste polita pulita, disinteressata e al servizio della cosa pubblica.
Se anche Di Pietro è sporco allora son giustificati anche i farabutti al potere.
martedì 19 gennaio 2010
Ricorrenze e rimembranze
E' da tempo che fervono i preparativi per la commemorazione del decennale della scomparsa di Benedetto Craxi detto Bettino.
Oggi, finalmente, Letizia Moratti ci svelerà dove, a Milano, sarà intitolata una via all'illustre suo figlio (di Milano non della Moratti).
Due giorni fa ben tre ministri della Repubblica (Brunetta, Cicchitto e Sacconi) sono partiti in pellegrinaggio al sepolcro dello politico morto in terra africana.
Ieri, anche il capo dello stato ha voluto ricordare la figura dell'illustre statista, inuna lettera alla moglie parlando di «un’impronta incancellabile» nella storia italiana.
Così a naso mi sembra che si stia un pochino esagerando con colui che tra i moltissimi meriti politici e istituzionali s'è distinto per corruzione e latitanza. Vorrei poter ricordare cotanta figura di politico, con quella che fu la battuta che costò sette anni di censura televisiva a Beppe Grillo:
"Missione in Cina del premier socialista. Craxi s'era portato dietro un codazzo di parenti, famigli, amici, portaborse, damazze, contesse, fidanzate. La sera a Pechino, durante la cena, Martelli dice a Craxi: Ma 'sti cinesi ce n'è un miliardo, e son tutti socialisti!
Craxi: E allora?
Martelli: Allora a chi rubano?"
Oggi, finalmente, Letizia Moratti ci svelerà dove, a Milano, sarà intitolata una via all'illustre suo figlio (di Milano non della Moratti).
Due giorni fa ben tre ministri della Repubblica (Brunetta, Cicchitto e Sacconi) sono partiti in pellegrinaggio al sepolcro dello politico morto in terra africana.
Ieri, anche il capo dello stato ha voluto ricordare la figura dell'illustre statista, inuna lettera alla moglie parlando di «un’impronta incancellabile» nella storia italiana.
Così a naso mi sembra che si stia un pochino esagerando con colui che tra i moltissimi meriti politici e istituzionali s'è distinto per corruzione e latitanza. Vorrei poter ricordare cotanta figura di politico, con quella che fu la battuta che costò sette anni di censura televisiva a Beppe Grillo:
"Missione in Cina del premier socialista. Craxi s'era portato dietro un codazzo di parenti, famigli, amici, portaborse, damazze, contesse, fidanzate. La sera a Pechino, durante la cena, Martelli dice a Craxi: Ma 'sti cinesi ce n'è un miliardo, e son tutti socialisti!
Craxi: E allora?
Martelli: Allora a chi rubano?"
mercoledì 30 dicembre 2009
Non ti scordar di me
A dieci anni dalla morte, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha deciso di intitolare una via o un giardino a Bettino Craxi. Lo fara' intorno al 19 gennaio, quando il presidente della Repubblica ricordera' il leader socialista al Senato. L'iniziativa e' destinata a creare aspre polemiche, che cominciarono durante la gestione di Albertini. Letizia Moratti ne ha gia' parlato con la famiglia e i tecnici comunali della Toponomastica sono gia' al lavoro: hanno individuato quattro o cinque aree, le piu' vicine possibili al centro". Si legge sul Corriere della Sera. Nomi barrati. Sotto tiro. Nomi a cui si aggiungono sempre se e sempre ma. Combattuti da una parte politica e dall'altra. Ma questa volta Milano vuole giocare la partita fino in fondo. La storia dell'intitolazione di una targa o di una via a Craxi nella 'sua' Milano arriva da lontano. Costellata da polemiche durissime. Di passi in avanti e di marce indietro. Tante le lettere che la figlia Stefania ha scritto all'ex sindaco, Gabriele Albertini chiedendo che la citta' ricordasse suo padre. La prima nel 2002. L'ultimo intervento nel 2008 quando si rivolse direttamente alla Moratti con la richiesta di 'una grande via o in alternativa di un parco dove giocano i bimbi'. In mezzo, contestazioni durissime. Come quando si arrivo' a un soffio dall'apporre una targa sul portone dell'ufficio di Craxi in piazza Duomo 19. Dopo il via libera della giunta di centrodestra arrivo' la sonora bocciatura del Consiglio comunale. Non se ne fece niente. Conseguenza anche delle parole scolpite nel marmo dall'ex pool di Mani Pulite: 'Va bene una targa a Craxi - aveva detto Antonio Di Pietro- Basta che si aggiungano le cariche che aveva quando era in vita: politico e latitante'. 'Non mi meraviglio piu' di niente - era stato il commento di Gerardo D'Ambrosio - E' perfettamente coerente con la politica del centrodestra delegittimare Mani Pulite. E guarda caso: la targa a Craxi non si mette in un posto qualunque, ma sotto l'ufficio dove venivano ricevute le tangenti'. Senza contare che anche la Lega si mise di traverso: 'Ero rimasto che le targhe si mettevano per gli eroi, per chi dava qualcosa al Paese non per chi prendeva qualcosa' era stato il commento di Matteo Salvini. Ci ha provato anche Vittorio Sgarbi nel suo mandato di assessore alla Cultura. Mise il nome di Craxi in un pacchetto di nuove vie milanesi. Altra bufera. Con la Moratti a fare da pompiere. 'I nomi devono essere condivisi. Penso anche che per le personalita' politiche l'attesa di dieci anni dalla morte sia corretta'. Il 19 gennaio 2010 sono dieci anni esatti dalla morte di Craxi".Rainews24
giovedì 12 novembre 2009
All'armi, all'armi, all'armi siam socialisti!
Nonostante un ascesso che mi provoca un mal di denti insopporabile non riesco ad esimermi dal commentare la proposta della Sig.ra Margherita Boniver in merito al ripristino dell'immunità parlamentare.A 16 anni dall'abolizione di una delle più odiose discriminazioni sociali ritorna la proposta d'immunità per la nostra classe politica.
A 17 anni da Tangentopoli i residuati politici di quegli anni sono più forti e agguerriti che mai.
Spazzato via il Partito Socialista gli "onorevoli socialisti" oggi sono ancora tra noi (quasi tutti esponenti del "Popolo delle Libertà") da Brunetta a Cicchitto da De Michelis a Stefania Craxi alla stessa Boniver.
"L'immunità - afferma Margherita - rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Un Istituto volto a tutelate l'interesse della collettività".
Si, della comunità ex-socialista!
Io ricomincio a mettere da parte le monetine...
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