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lunedì 19 marzo 2012

19 marzo

19 marzo è giornata di ricorrenze.
Nel 1848 erano appena iniziate le 5 giornate di Milano.
A guardarle, oggi, con disincantato distacco, pensando a quanto pagano la benzina a Bolzano, in molti pensano che forse sarebbe stato meglio se fossimo rimasti con Radetzky.
Il 19 marzo di dieci anni fa un commando ammazzava Marco Biagi.
La cosa che davvero m'infastidisce di più di questa vicenda è che, da diec'anni, Marco Biagi è diventato un "martire" e oggi affermnare che la riforma del lavoro di Biagi è una porcata significa mettersi dalla parte dei terrosti.
Fosse ancora vivo Giorgio Gaber direbbe: "Se gli ha sparato un brigatista, diventa l'unico juslavorista!"
Ma oggi è anche San Giuseppe, la festa del papà.
Troppi papà, di un giorno di festa, ne avrebbero davvero bisogno.
Tutti quelli che il lavoro non ce l'hanno o ne hanno uno precarizzato da Biagi.
Per tutti i papà separati, che come me, i figli li sentono solo al telefono; costretti ad ogni sevizia da un Diritto di Famiglia di stampo medioevale a cominciare dal pagamento di "mantenimenti" che non si possono detrarre.
Come si dice: cornuti e mazziati.
D'altre parte con un patrono come San Giuseppe, costretto a lavorare per mantenere un figlio non suo, non potevamo aspettarci niente niente di meglio.

martedì 3 novembre 2009

Indultiamo Biagi


Il suicidio in carcere di Diana Blefari Melazzi mi riporta alla mante due dolorosi momenti molto distanti tra loro: l'omicidio Bagi e l'indulto del 2006.
L'indulto, benedetto da Giovanni Paolo II e dal parlamento tutto, avrebbe dovuto alleggerire il sovraffollamento carcerario, in realtà servì solo a scarcerare Previti ed a evitare la galera a Consorte.

La situazione carceraria a due anni dall'indulto, infatti, tornò esattamente come prima: carceri sovraffollate, polizia penitenziaria insufficiente e un centinaio di suicidi ogni anno.
L'altro pensiero riguarda Marco Biagi.
Definire la legge Biagi una vera porcheria mette nella scomoda posizione di essere immediatamente bollato come fiancheggiatore delle neo-Brigate Rosse. Quello che non perdono a questi brigatisti è proprio questo: mi hanno tolto il gusto di essere incazzato.
Ogni volta che manifesto la mia rabbia qualcuno pensa che voglia difendere queste bravate.
Quello che non perdono a questi brigatisti è che hanno fatto di un juslavorista qualunque il maggior teorico del lavoro di sempre.
Precari e disoccupoati ringraziano sentitissimamente.