Notizia non recentissima ma sempre curiosa.
Un cittadino trezzese, dopo aver vissuto per diversi anni in un alloggio messo a disposizione dal Comune, era finalmente riuscito a vedersi assegnata una casa dell’ALER e da poco vi si era trasferito con la sua famiglia.
Purtroppo per lui, l'assegnazione era stata ottenuta con una falsa dichiarazione e di conseguenza ne aveva perso il diritto.
L’uomo, preso dallo sconforto si è presentato presso gli Uffici dei Servizi Sociali del Comune minacciando di darsi fuoco se non gli avessero trovato un lavoro. L’Assistente sociale, ha cercato di rincuorarlo assicurandogli che al momento alcuna intimazione di sfratto e in caso si sarebbe valutato il da farsi. Non è evidentemente bastato perché, lo scorso 2 aprile, l'uomo si è presentato presso gli uffici del Municipio, munito di una bottiglia di benzina e ha tentato di darsi fuoco in mezzo alla gente. Solo l’intervento tempestivo del Comandante della Polizia Locale, Sara Bosatelli, chiamata dalla Responsabile dei Servizi Sociali, ha impedito all’uomo di azionare l’accendino che aveva in mano.
L’uomo, ricoverato presso l’Ospedale di Vimercate, è stato denunciato a piede libero per resistenza a Pubblico Ufficiale e violazione dell’art. 6 della Legge 895 del 2/10/1967 sull’uso e trasporto di reagenti chimici e materiali esplodenti.
Che non si dica che gli Enti Locali restano insensibili e impotenti di fronte ai bisogni dei cittadini, tra reparto psichiatrico e galera, per qualche mese abbiamo risolto anche il problema dell'alloggio di questo poverocristo!
(*) Il "Povero Piero" è una manifestazione della tradizione culturale dell'antichità carnevalesca di Trezzo sull'Adda. Il "Povero Piero" è un anonimo "fantoccio", rappresentante un fattore o un potente proprietario terriero, che per le sue malefatte e i suoi soprusi veniva, nel corso di una rivolta contadina, dapprima sbeffeggiato e deriso e quindi simbolicamente messo al rogo.
Visualizzazione post con etichetta suicidi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta suicidi. Mostra tutti i post
giovedì 30 maggio 2013
mercoledì 20 marzo 2013
La livella
Il grande Totò, scriveva che la morte è una "livella".
Nell'aldilà tutti sono uguali: il nobile marchese e il netturbino.
Nell'aldiquà le cose sono un po' diverse.
Bobo Maroni, segretario federale della Lega Nord e neo presidente della Regione Lombardia, questa mattina "cinguetta" su Twitter le condoglianze per il capo della polizia Manganelli, morto nella serata di ieri.
Proprio in questi giorni il Centro studi del COMITAS - Coordinamento Microimprese per la tutela e lo sviluppo, pubblica un allarmante dato statistico secondo il quale, in Italia, lo scorso anno, i problemi legati a fallimenti, perdita del lavoro, o difficoltà economiche di varia natura, hanno portato al suicidio più di 500 persone. Dato in difetto, secondo il COMITAS, infatti è emerso da un campione che, almeno per il 18% dei casi di suicidio, la causa economica scatenante non è stata conclamata anche per il pudore delle famiglie.
Coi suoi 621 mila euro lordi l'anno, a cui andrebbero aggiunti eventuali cumuli e benefit, possiamo certamente affermare che, quella economica, non è la causa della morte di Manganelli.
Capisco l'amicizia e la sensibilità di Maroni.
Capisco anche che, per un politico, twittare due volte al giorno le condoglianze a chi si toglie la vita, non è proprio comodissimo, soprattutto se la causa di quelle morti è annoverabile anche alla propria incapacità nella gestione della cosa pubblica.
Il vecchio telegramma e una bella corona di fiori avrebbero fatto miglior figura.
Nell'aldilà tutti sono uguali: il nobile marchese e il netturbino.
Nell'aldiquà le cose sono un po' diverse.
Bobo Maroni, segretario federale della Lega Nord e neo presidente della Regione Lombardia, questa mattina "cinguetta" su Twitter le condoglianze per il capo della polizia Manganelli, morto nella serata di ieri.
Proprio in questi giorni il Centro studi del COMITAS - Coordinamento Microimprese per la tutela e lo sviluppo, pubblica un allarmante dato statistico secondo il quale, in Italia, lo scorso anno, i problemi legati a fallimenti, perdita del lavoro, o difficoltà economiche di varia natura, hanno portato al suicidio più di 500 persone. Dato in difetto, secondo il COMITAS, infatti è emerso da un campione che, almeno per il 18% dei casi di suicidio, la causa economica scatenante non è stata conclamata anche per il pudore delle famiglie.
Coi suoi 621 mila euro lordi l'anno, a cui andrebbero aggiunti eventuali cumuli e benefit, possiamo certamente affermare che, quella economica, non è la causa della morte di Manganelli.
Capisco l'amicizia e la sensibilità di Maroni.
Capisco anche che, per un politico, twittare due volte al giorno le condoglianze a chi si toglie la vita, non è proprio comodissimo, soprattutto se la causa di quelle morti è annoverabile anche alla propria incapacità nella gestione della cosa pubblica.
Il vecchio telegramma e una bella corona di fiori avrebbero fatto miglior figura.
giovedì 7 marzo 2013
Tiro al piattello
La sindrome del "pugile suonato" è quella che
affligge la nostra classe politica.
Nessuno sa bene cosa fare, passo incerto, guardia bassa e gragnola di
diretti sul naso.
Mentre i politici sono in spasmodica attesa del gong, la gente comune, se
va bene si suicida, se va male, prima ammazza qualcuno e poi si
suicida.
La colpa, neanche a dirlo, non è l'inadeguatezza della classe dirigente
ma l'instabilità mentale.
Resta solo da appurare se il vero matto è quello che impugna la pistola
oppure quello che governa la cosa pubblica.
I dipendenti della Regione Umbria oggi faranno una mezz'oretta di
sciopero per commemorare le due colleghe sparate ieri dal "matto
rovinato".
Da domani elmetto e giubbotto antiproiettile in tutta la Pubblica
Amministrazione.
mercoledì 9 maggio 2012
Harakiri e turtlèn
La crisi morde ai polpacci e non guarda
in faccia più a nessuno.
Aveva perso il lavoro meno di due anni
fa e s'è buttato da una finestra del settimo piano.
A naso sembrerebbe una di quelle 3/4
notizie a cui la cronaca c'ha abituato negli ultimi mesi: l'imprenditore, il
commerciante, l'operaio disperato...
E invece no, questa volta tocca ad un
politico.
Estromesso dal suo stesso partito dalla
gara per diventare sindaco di Bologna meno di due anni fa, a causa di un attacco
ischemico, era entrato in depressione e ieri sera s'è lanciato dalla
finestra.
Restare senza lavoro è un dramma, anche
per un politico, che magari non ha avuto il tempo di convertire rimborsi e
mazzette in oro e diamanti.
Il suicidio è molto gettonato
ultimamente.
Non si suicidano solo le persone ma
anche le aziende, e da lunedì scorso anche i partiti.
Un vero macello!
Iscriviti a:
Post (Atom)



